Free Siria
Perché la Flotilla pacifista non fa rotta anche verso i porti siriani?
Tutto è pronto per andare a violare l’embargo navale di Gaza, come accadde un anno fa, solo che si parte dalla Grecia, e non più dalla Turchia. Israele si sta preparando, facendo accordi con l’Egitto e approntando una rete diplomatica su cui far rimbalzare la Flotilla 2, cercando di evitare quell’intervento militare che un anno fa provocò la messa sotto processo dell’élite militare e politica di Gerusalemme. Gli attivisti, che partono in memoria di Vittorio Arrigoni, strangolato a Gaza da estremisti salafiti, preparano la provocazione, lasciando come sempre a Israele il compito di difendersi.
19 AGO 20

In questi mesi di primavera araba, in cui abbiamo visto giovani darsi fuoco, sindacalisti scendere in piazza assieme ai turbanti, militari sposare la causa dei civili, e dittatori sparare contro i loro popoli, parlando di complotti internazionali mentre facevano più banalmente fuori la dissidenza interna, in questi mesi, dicevamo, il volto dei regimi è apparso, in molti paesi, in tutta la sua ferocia. Eppure la flotilla della pace va dove è sempre andata, a Gaza, anche se in quest’anno è successo di tutto, anche se nel frattempo è stato riaperto il valico di Rafah con l’Egitto, quindi l’embargo è già bello che violato.
Certo, Free Gaza è un simbolo di una battaglia ideologica che non cambia mai. Ma sarebbe bello che una flotilla tanto battagliera e determinata partisse in direzione della Siria, cercasse di arrivare a Latakia o magari a Tartus, il porto preferito dai russi fin dagli anni Sessanta, e gridasse con i megafoni “Free Siria”. Un bello slogan, un bel simbolo.